Louis-Philippe Dalembert (biografia)

Louis-Philippe Dalembert nasce l’8 dicembre 1962 a Port-au-Prince, Haiti. Grande viaggiatore, i suoi recapiti si susseguono e non sono mai gli stessi. Uomo-tartaruga, come si definisce lui stesso, Dalembert trascina il suo sogno di ritorno al paese natio dall’Europa all’Africa del Nord, dal Medio Oriente all’Africa Nera, passando per le Americhe el Nord e del Sud, e per gli altri paesi dei Caraibi.
Per otto anni (1986-94) fissa la sua base a Parigi dove realizza gli studi universitari mentre svolge ogni genere di lavori prima di approdare al giornalismo, professione che già esercitava ad Haiti nei difficili anni che precedettero la caduta di Duvalier (Baby Doc). Come tanti altri giornalisti dell’epoca fu oggetto di minacce – dormiva fuori casa una notte su due – finché la radio dove lavorava fu chiusa e lui decise di partire e tentare sorte all’ estero.
Durante questi avvenimenti, e ancor più negli anni dell’erranza, lo sorregge l’attività di scrittore, in particolare la poesia. Grazie ad essa, soggiorna una prima volta a Roma nel 1994-95 ospite della prestigiosa Villa Medici. Dopo una decina d’anni trascorsi all’estero, finalmente il ritorno tanto desiderato. Ma, tra disinganno e delusione, il ritorno al paese natio non dura più di un anno. Un viaggio di vari mesi sulle Ande lo aiuta ad allontanarsi dalla politica. Fruitore di una borsa di residenza UNESCO-Aschberg, soggiorna a lungo a Gerusalemme, da dove visita per la seconda volta la Palestina, l’Egitto e la Giordania, regione che influisce notevolmente sulla sua poesia.
Louis-Philippe Dalembert, è diplomato alla Scuola Normale Superiore di Port-au-Prince, diplomato alla Scuola Superiore di Giornalismo di Parigi ed è autore di una tesi di dottorato in letteratura comparata sullo scrittore cubano Alejo Carpentier (Université Paris III-Sorbonne Nouvelle). Alla Dall’ottobre 1997 Louis-Phlippe Dalembert è stato Vicesegretario Culturale dell’Istituto Italo-Latino-americano di Roma.
Ora vive a Parigi.

Nel 2008 gli viene assegnato il prestigioso premio di Casa de las Americas a Cuba (49ª edizione) nella categoria Letteratura caraibici in lingua francese o creola per il suo romanzo “Les dieux voyagent la nuit”.
Ecco in breve la motivazione:
“Por tratarse de un libro novedoso en su estructura que funde presente y pasado a través de una memoria que transita por espacios diversos. Con un lenguaje intenso e imaginativo se narra una historia personal marcada por conflictos íntimos insertos en la realidad haitiana”.

Le sue prime poesie sono state raccolte nel volume “Evangile pour les miens”, Port-au-Prince, 1982. Ha pubblicato in riviste di molti paesi europei ed americani. Dal 1990 pubblica anche racconti, uno dei quali, “Caraiblues”, ha vinto nel 1991 il concorso di Radio France Internationale ed è stato più volte mandato in onda. “La matita del buon Dio non ha la gomma” (Edizioni Lavoro, 1997 Roma) è il suo primo romanzo.
Ha preso parte alle manifestazioni: Poesia contro la guerra (1998), Napolipoesia. Incontri internazionali di poesia (1999 e 2002), Lo spirito dei luoghi (3ª e 4ª edizione (1999 e 2000), Parole di mare. Incontri internazionali di poesia (Amalfi, 2000), Il cammino delle comete (Pistoia 2001), Incontri internazionali di Sarajevo (2002), Napolipoesia nel parco (2009).

 

Io non ho mai detto papà

 

ad Yvon Le Men, che comprenderà
a Paul Marchand anche,
che è della stessa razza

io non ho mai detto papà
e non lo dirò mai
io non ho oggi
più vergogna di dirlo
il tempo è passato
in cui stringevo la tua assenza
nelle pieghe
del mio imbarazzo
del mio pudore vasto e secco
come un abbraccio paterno

il tempo è passato
ma mi capita ancora
di cercare questa parola
o un’altra che le somigli
ciò mi capita a volte
al volgere di un incubo
o perché non ho saputo
sconfiggere le tenebre
sotto i miei passi
e quando la mia mano crede di trovarlo
è per richiudersi
sulla polvere
dei miei balbettii
echi vuoti dei miei passi d’uomo

non ho mai detto papà
e non lo dirò mai
io non ho più
vergogna di dirlo
il tempo è passato
oggi a chi dirlo?
queste voci sorde dell’assenza
dietro la loro maschera di noncuranza
queste tenebre di un blu abissale
il timore del vuoto anche
nessun braccio mai
sarà abbastanza forte
per rinviarli
al grido primario

io non ho foto d’ infanzia
insieme non ne avremo mai
di te io non ho che questo cliché
del matrimonio dove i miei sogni orfani
tracciavano invano
il colore del tuo sorriso
il tempo è passato
in cui temevo la sua assenza
il tempo è passato
io l’ ho poi ritrovato
negli occhi di mio figlio

jacmel, 12/07/2006

 

Altre poesie di quest’autore sono inserite in questo blog nella sezione “autori stranieri – america – haiti” )

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