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Curiosità, esperimenti, fisica, invenzioni, mistero, personaggi, storia, teorie

Orffyreus e il segreto del moto perpetuo

L’ingegnere Johan Ernest Elias Bessler in pseudonimo Orffyreus, nacque nei primi giorni di maggio del 1681, in un paesello nei pressi di Zittau in Sassonia, da una modesta famiglia di campagna. In tenera età, a causa del suo spirito pronto e sveglio, fu presentato dal padre Andreas un giardiniere e agricoltore, al Ginnasio di Zittau, ove il Rettore Christian Weise, lo accolse come allievo prediletto.

Acquisì cognizioni in teologia, medicina e matematica; dimostrando una particolare attitudine per la meccanica. Dopo gli studi, condusse una vita instabile da avventuriero e, nelle sue innumerevoli peregrinazioni , si interessò alle più svariate arti, come: Il taglio delle pietre preziose, la lavorazione del vetro, l’arte della fonderia cioè la fusione dei metalli, la tornitura, la pittura, l’incisione su rame, la verniciatura, la fabbricazione di armi, la costruzione di organi, l’orologeria e la stampa.

A Praga, un vecchio Rabbino, gli insegnò l’ebraico e l’interpretazione dei geroglifici. Successivamente all’accordo con un chimico, si spostò come promotore sui mercati, ordinando cure secondo ricette chimiche; dal quale gli valse il titolo di Dottore. In una delle guarigioni riuscite, sulla figlia del fisico Christian Schuchmann sindaco della città di Annaberg nell’Erzgebirge, la ricevette in moglie, che però perse dopo 15 anni per morte di lei.

Uno dei Maestri artigiani, che diede la svolta decisiva, al suo talento e al suo destino, fu l’orologiaio Jacob Andrea Mahn, che aveva lavorato sulla parte elementare del moto perpetuo, per più di 20 anni, dal quale Orffyreus imparò l’arte di fabbricare orologi: Apprendendo anche, tutte le nozioni e l’esperienza acquisita dell’epoca, in quella ardua e molto controversa ricerca, del così definito moto perpetuo meccanico.

Non mancarono i risultati, nel 1712 recatosi con la moglie a Gera in Turingia, espose al pubblico la sua prima ruota automotrice. La macchina consisteva in una ruota cilindrica vuota, con diametro di circa un metro e larghezza di circa 11 centimetri. Assomigliava a un tamburo stretto, in quanto ai due lati, per tutelare l’esclusiva del meccanismo interno, Orffyreus aveva teso una membrana di tessuto opaco, fissata alla circonferenza della corona esterna. La ruota era molto leggera, costituita interamente in ottimo legno di quercia, con soltanto una componente metallica: Un perno di acciaio, che attraversava l’interno del lungo albero centrale, detto troclèa. Il perno di acciaio teneva sospesa la ruota orizzontalmente, poggiando allo scoperto con le sue estremità acuminate, sulle relative bronzine inserite nei supporti. Una volta esercitato un lieve impulso di avviamento sulla ruota, essa accelerava rapidamente, fino a stabilizzarsi poi, in un determinato numero di giri e vi rimaneva costante nel tempo. Tramite organi di trasmissione meccanica, cinghie e carrucole, venne dimostrato che poteva eseguire del lavoro,sollevando pesi, senza mai arrestarsi, come un vero e proprio motore. Fra i testimoni presenti all’evento, alcuni reagirono con toni da santa inquisizione, dissero che si trattava di una macchina del diavolo, perché contraddiceva le leggi della natura e il suo creatore doveva essere punito. Altri, credendo in un trucco illusionistico, elargirono insulti in abbondanza. Molti provocarono l’inventore con beffe soltanto per indurlo a svelare il meccanismo.

Orffyreus, indignatissimo, distrusse la macchina e lasciò Gera, recandosi a Draschwitz vicino Lipsia. Qui, nel 1713, terminò e mise in esposizione una ruota con le stesse caratteristiche della prima, ma più grande e più potente nell’eseguire lavoro. Misurava circa 155 centimetri di diametro, con larghezza di circa 15 centimetri. Non fu diverso in comportamento del pubblico, gli abusi verbali e le indegne recriminazioni si sprecarono. Orffyreus, arrabbiatissimo, distrusse di nuovo la sua creazione, trasferendosi a Merseburg, dove nel 1715 costruì ed espose la sua terza ruota. Identica alle altre, ma con dimensioni ancora maggiori, diametro circa 183 centimetri, larghezza circa 31 centimetri e proporzionale aumento di potenza. Alla verifica vennero invitati personaggi di rilievo ed eminenti studiosi che, presumibilmente, erano almeno abbastanza competenti da poter determinare un punto così semplice. I quali, rilasciarono vari certificati di autenticità, attestanti che la ruota non veniva fatta girare da nessun agente esterno, cioè non era collegata a nessuna fonte di energia e, inoltre poteva svolgere del lavoro. A nulla valse tutto ciò, come era già successo nelle altre occasioni, Orffyreus fu oggetto di denigrazioni, non solo verbali, ma anche stampate su carta.

Con la speranza di mettere a tacere i suoi nemici, l’inventore permise di nuovo che il 31 ottobre 1715, un altro comitato formato da altrettanti eminenti personaggi, esaminasse la sua macchina. Dopo un’accurata serie di tèst ufficiali, il comitato firmò il 4 dicembre, un certificato che attestava:

“…..La macchina è veramente a moto perpetuo, con la proprietà di girare nelle due direzioni, azionabile facilmente, ma che richiede un grosso sforzo qualora si voglia arrestare il suo movimento, con la facoltà di svolgere lavoro dimostrata nel sollevamento perpendicolare di un peso di 70 libbre ( 31 chili circa ) fino al secondo piano di un edificio ….”.

Neppure questo certificato,bastò a placare i suoi oppositori, nulla poté, persino il fatto che la macchina indipendentemente dalle controversie, continuò a girare veloce, per tutto il tempo che Orffyreus rimase a Merseburg.

I suoi avversari lo attaccarono in mille modi, accusandolo, chi di stregoneria, chi di imbrogli con trucchi nascosti. Orffyreus amareggiato distrusse pure la terza ruota.

Intanto, la sua fama si era comunque diffusa e nel 1716, il Principe Lord Charles, Langravio di Hessel-Kassel, uno degli staterelli semi indipendenti nella Germania del 18° secolo; invitò Orffyreus a Kassel, per dare dimostrazione della sua scoperta. Offrendogli alloggio nel castello ducale di Weissenstein. Nominandolo consigliere di stato per il commercio estero: Prendendolo sotto la sua protezione per tutta la vita.

La quarta ruota, più grande di tutte, venne terminata nell’ottobre 1717. Aveva un diametro di circa 350 centimetri, per una larghezza di circa 35 centimetri. La lunga troclea centrale che l’attraversava, misurava circa 18 centimetri di diametro. Considerando le notevoli dimensioni, tutta la struttura ruotante era molto leggera, pesava pressappoco un quintale. Costituita interamente in legno di quercia, ad eccezione del perno di acciaio che la teneva sospesa fra i supporti.

Il Principe Lord Charles, esperto in fisica e matematica, volle ispezionare accuratamente il meccanismo interno della ruota per conoscerne il funzionamento ( una precauzione necessaria,dato che proteggere un imbroglione, gli sarebbe costato il disonore ); Impegnandosi sotto nobile giuramento, a non rivelare il segreto, affinché l’inventore non ne avesse ricevuto, l’attestato universale della paternità e un adeguato beneficio pecuniario,il tutto stipulato con documenti legali appropriati: Tale aspettativa era rivolta in particolar modo all’Inghilterra.

La macchina rimase esposta nel castello di Weissenstein per parecchi mesi . Venne studiata attentamente da un gran numero di personalità di rilievo, tra cui: Il Barone Fischer architetto dell’imperatore d’Austria, l’ingegnere Willelm Jacob Gravesande dell’università di Leyden in Olanda, Julius Bernhard di Rohr, Wolff Dietrich di Bohsen, Friedrich Hoffman un famoso fisico, Christian Wolff capo titolare dell’università di Halle e, John Rowley un fabbricante inglese di strumenti matematici. Rowley, dopo il suo ritorno in Inghilterra, divenne piuttosto pertinace nell’affermare che aveva visto a Kassel una vera macchina a moto perpetuo.

Il 31 ottobre 1717, venne chiesto a Orffyreus, di posizionare la sua ruota, al centro di un grande salone, sempre all’interno del castello di Weissenstein, dove si sarebbe potuto girarle liberamente intorno. Il 12 novembre, il Langravio assieme a un comitato di suoi funzionari e altri studiosi, esaminata la ruota nella nuova posizione, dopo aver verificato il suo moto libero e rapido,ordinò che tutte le porte, le finestre e ogni altro accesso alla stanza venissero chiusi,lucchettati e sigillati ufficialmente. Il 26 novembre vennero rotti i sigilli e aperto il salone,la ruota girava costante. La stanza venne richiusa e sigillata di nuovo con le stesse precauzioni. Il 4 gennaio 1718, venne aperta nuovamente; La ruota stava ancora girando a ritmo sostenuto. Il comitato rilasciò a Orffyreus un certificato ufficiale attestante: “….le precauzioni prese sono tali da escludere il minimo dubbio, la macchina non è una frode….”.

Una testimonianza importante fu quella del Barone Fischer, in una lettera indirizzata al dottor J.T. Desaguliers della Royal Society: “ Ho l’onore di scriverle questa lettera per dimostrarle la mia stima nei suoi confronti, ed anche per informarla riguardo alla macchina a moto perpetuo che si trova a Kassel, che mi è stata così raccomandata da quando mi trovo a Londra. Nonostante io sia molto incredulo davanti a cose che non riesco a comprendere, devo assicurarle che mi sono davvero convinto che non c’è motivo per non chiamare questa macchina con il nome che le è stato attribuito di macchina a moto perpetuo. Ho buone ragioni per credere che sia veramente una macchina a moto perpetuo, grazie agli esperimenti che mi è stato concesso di fare da Sua Altezza Serenissima, che è il più amabile e gentile dei Principi da me conosciuti e che ha avuto la pazienza di presenziare alle prove da me fatte per ben due ore. Si tratta di una ruota con diametro di 12 piedi, ricoperta di una tela sottile oliata o cerata per rendere levigata la superficie, come cotonina lucida.

Ad ogni giro della ruota si possono udire all’incirca 8 pesi cadere delicatamente dalla parte verso cui la ruota gira. Questa ruota gira con rapidità sorprendente, quando è lasciata girare liberamente, fa 26 giri al minuto. Se si collega all’asse una cinghia, per far girare una vite di Archimede e sollevare l’acqua, la ruota fa 20 giri al minuto. L’ho potuto controllare diverse volte con il mio orologio e ho sempre riscontrato la stessa regolarità. Successivamente ho fermato la ruota, tenendo ferma la circonferenza con entrambi le mani e incontrando nel fare ciò una notevole difficoltà. Se qualcuno cercasse di fermare la ruota di colpo, verrebbe addirittura sollevato da tèrra. Dopo averla così fermata, la ruota è rimasta immobile: Qui, Mio Signore, risiede la prova più grande che questa è una macchina a moto perpetuo, poi l’ho fatta ripartire molto delicatamente, per vedere se riprendeva da sola la velocità raggiunta in precedenza, cosa di cui dubitavo fortemente, giacché ero convinto, come del resto si diceva a Londra, che essa poteva solo conservare per lungo tempo la spinta che le veniva data all’inizio. Ma, con mia enorme sorpresa, ho potuto osservare che la velocità della ruota aumentava nei primi giri, quindi la ruota riprendeva la stessa velocità che aveva avuto in precedenza; Se invece veniva attaccata alla coclea idrica per sollevare l’acqua, essa faceva 20 giri al minuto. Mio Signore, questo esperimento, mettendo in evidenza che la velocità della ruota aumentava passando da un movimento molto lento che io le avevo impresso ad uno estremamente rapido, mi ha convinto della sua veracità molto di più che se non avessi osservato la ruota muoversi per un anno intero; In questo secondo caso, infatti, non mi sarei persuaso che era una macchina a moto perpetuo, perché il suo movimento avrebbe potuto comunque diminuire a poco a poco fino a cessare completamente; Ma,il vedere che la ruota aumentava di velocità invece di diminuire, ed anzi aumentava quella velocità fino ad un certo grado, nonostante la resistenza dell’aria e la frizione degli assi, mi ha convinto definitivamente che è stupido negare l’evidenza dei fatti. Ho anche fatto girare la ruota al contrario ottenendo gli stessi risultati. Ho esaminato attentamente gli assi della ruota, per vedere se c’era qualche artifizio nascosto: Ma non ho visto nient’altro che due piccoli assi sui quali la ruota rimaneva sospesa al centro.

Sua Altezza, che è un esperto matematico, mi assicurò che la macchina era così semplice che persino un garzone muratore poteva comprenderne il meccanismo e riprodurlo dopo averne visto l’interno.

Ho detto a sua altezza, che non avevo dubbi sul fatto che si sarebbe potuto formare una società a Londra per l’acquisto del segreto. Il Principe sarebbe estremamente felice se una tale società, consegnasse nelle sue o in altrui mani, la somma di 20.000 sterline in favore dell’inventore; Quindi si dovrebbe esaminare la macchina e il suo segreto. Qualora si scoprisse che il moto è veramente un moto perpetuo, le 20.000 sterline verrebbero consegnate all’inventore; In caso contrario, esse verrebbero restituite. Tutto ciò verrebbe stipulato con i documenti legali appropriati.

Ho detto a Sua Altezza Serenissima, che nessuno meglio di Voi, potrebbe costituire una siffatta società, dato che Vi siete sempre impegnato per l’istruzione pubblica. Provate a pensare quale riconoscenza e quali obblighi avrebbe verso di Voi la nazione più illuminata d’europa, se le procuraste la conoscenza del principio del moto perpetuo. Dato che non rimarrò qui ancora per molto, devo pregarvi di prendere contatti con Mr.Roman, Sovrintendente agli affari di Sua Altezza.

Egli mostrerà tutte le Vostre lettere al Principe e, arriverà ad un accordo con Voi al riguardo, dato che la questione è degna ; Degna di tutta la Vostra considerazione e non si può lasciare sepolto un tesoro del genere. Vi metterete in contatto anche con il Vostro amico Sir Isaac Newton ? E gli direte cosa penso io della macchina ? Spero inoltre che avrete presto notizie del nostro comune amico Mr. W. J. Gravesande di Leyden, che è atteso qui da Sua Altezza tra non molto “.

Infatti, l’ultimo accurato esame sulla macchina di Weissenstein, fu eseguito dal professor W. J. Gravesande. Il quale però, durante la sua verifica, fece un tragico errore, che offese terribilmente la sensibilità di Orffyreus. Non si sa come, se con impudenza, oppure ingenuità, Gravesande riuscì a sbirciare il meccanismo interno della ruota. Forse scostando appena, per un attimo, il tessuto applicato ai due lati. Comunque, un gèsto durato una frazione di tempo troppo breve, per poter capire il funzionamento. Di conseguenza, l’inventore che temeva gli venisse plagiata l’esclusiva prima del tanto agognato riconoscimento universale; Il giorno dopo all’ispezione di Gravesande, distrusse in mille pezzi la sua ruota e poi scrisse sul muro del salone: “ Tutto ciò per la curiosità impertinente del professor Gravesande “.

Invero,a conferma vi è la lettera inviata successivamente a Sir Isaac Newton, suo intimo amico, dove Gravesande, ad eccezione dei precedenti esaminatori, in modo singolare, descrive diverse caratteristiche salienti della ruota, che se non ne avesse veramente visto l’interno, non avrebbe altrimenti potuto sapere: “……..è una ruota vuota, una specie di tamburo, molto leggera, formata all’interno da svariate razze di legno incrociate fra loro e montate in sequenza, come a formare qualcosa di molto simile a un’intelaiatura ……..”.

Il dibattito epistolare, tra W. J. Gravesande e altri dotti, in merito alla ruota di Orffyreus, proseguì oltre il 1729.

L’inventore, usando un linguaggio cifrato, nascose gli elementi per ricostruire la macchina in alcune delle sue opere scritte. Nel libro Triumphans Perpetuum Mobile Orffyreanum presenta una teoria enigmatica. La quale in alcuni passaggi se interpretata alla lettera, sembra significare una cosa, invece ne significa un’altra. Quindi non contiene un’esposizione del meccanismo, in senso esplicito e razionale, ma simbolico. Un solo breve passo ( perlopiù messo pure fra parentesi ) va interpretato alla lettera, ed è paradossalmente la chiave di tutto il principio del funzionamento ( naturalmente se analizzata con parametri convenzionali tutta la teoria apparirà contraddittoria e insignificante ).

Orffyreus, versatile come sempre, continuò per tutta la vita a occuparsi di progetti creativi, soprattutto in meccanica; Ma non volle più ricostruire la sua ruota. Morì il 30 novembre del 1745.

Così il mistero è stato tramandato fino ad oggi. Orffyreus era un impostore, un abile ciarlatano che, utilizzando un trucco incredibilmente ingegnoso, ha costruito le sue ruote e le ha esibite; Mentre tutti gli esaminatori, per quanto abili e intelligenti (fra cui anche il Principe Charles l’unico ad aver ispezionato la ruota all’interno ) non si sono accorti dell’inganno ? Oppure è possibile che questo strano personaggio, eccentrico e poco amato, ossessionato da un sogno,sia incappato in qualche combinazione di leggi fisiche, che gli ha permesso di raggiungere una nuova singolare scoperta ?

La macchina si comportava come un perfetto moto perpetuo ( e lo era ) ma non consisteva in ciò che tutti intendono con in termine ordinario, di “moto perpetuo”; è questo l’equivoco fondamentale.

Inoltre non si deve considerare come veramente irragionevole, la tenace necessita di proteggere un’idea così originale, nascondendo il suo segreto, affinché non gli fosse stata ufficialmente garantita la paternità, perché in effetti si trattava di un ritrovato di grande valore.

Comunque sia, da un’analisi obbiettiva e molto approfondita, dei fatti e delle inconfutabili testimonianze storiche, l’ipotesi che poteva essere solo un imbroglio, risulta alquanto superficiale.

La ruota di Orffyreus non violava nessuna delle leggi della termodinamica perché non aveva nessun rapporto con esse; In quanto apparteneva a un diverso paradigma. Non funzionava con il niente, dato che il niente secondo la razionalità non esiste neppure. Anche se paradossalmente, secondo la metafisica, è proprio il nulla, l’unica realtà esistente.

Inoltre, tutte le grandi scoperte scientifiche, che hanno infranto il limite dell’impossibile, imposto dai benpensanti di ogni epoca, spero ci aiutino a capire,che molte leggi della fisica conosciute, sono solo regole con valore meramente locale e relativo. Ad esempio,la massima velocità della luce, potrebbe essere soltanto il momento di passaggio,a un valore superiore e viceversa. Quindi forse un giorno si scoprirà che l’universo, in realtà è strutturato come UN multi verso, UN insieme incommensurabile e pluridimensionale di universi, senza regole assolute.

Informazioni su antonio blunda

Nato ad Erice (Tp). Avvocato. Forse poeta, forse scrittore. A causa di questa malattia congenita chiamata poesia, ho iniziato a scrivere in tenera età, per curarmi. La cura è ancora in corso. Segnalazione di merito al 26° Premio Internazionale di Poesia Inedita 2001 indetto dall’A.S.L.A. ( Associazione Siciliana per le Lettere e le Arti); 6° classificato al Premio Nazionale Letterario “Cicatrici Aperte” 2001, indetto dalle riviste letterarie “La Masnada” e “Prospektiva”; 1° classificato al I Premio Nazionale di Poesia Inedita “2 G” 2002, edito dal Gruppo Giovani “2 G” di Barcellona Pozzo di Gotto (Me); Segnalazione di Merito per la sezione poesia inedita al Premio “G. Palumbo” 2002 edito dal Comune di Ficarazzi (Pa); 4° pari merito al Primo Premio Nazionale di poesia inedita “Città di Fondi” 2002 edito dall’ A.N.G.A.E. ( Associazione Nazionale Giovani Artisti Emergenti) di Fondi (Lt); Selezionato per la “Enciclopedia dei poeti italiani emergenti” 2002-2003 edito dall’ Aletti Editore; Segnalazione particolare per il Premio Internazionale di Poesia “Montagna viva” edizione 2002, edito dalla Comunità Montana Valtellina di Morbegno ; Segnalazione di Merito per la sezione narrativa al Premio “G. Palumbo” 2004 edito dal Comune di Ficarazzi (Pa); Selezionato “Autore del mese” per il mese di Febbraio 2004 al concorso mensile promosso dal sito letterario ilfiloonline.it; 1° classificato al Premio letterario “Premio per la pace” 2004 promosso dal Centro Studi Cultura e Società di Torino; Autore prescelto per la regione Sicilia per la “Enciclopedia regionale dei poeti emergenti”edito dall’Aletti Editore; Finalista per la sezione narrativa al Premio Nazionale Telethon 2004; Segnalazione di merito al Premio di Poesia “Giacomo Giardina” 4° edizione (2005)– Assessorato alla Cultura del Comune di Bagheria; 1°classificato al Premio Letterario “Giulio Palumbo” – Sezione Narrativa - 4° Edizione 2005 – Comune di Ficarazzi (Pa) Finalista al Premio Letterario “Calicantus” 2006, sezione poesia inedita a tema religioso; 3° classificato al Premio Letterario “Mons. Galbiati IV Edizione – sezione poesia inedita - Carugo(Co); Menzione di merito al Premio Letterario “Rametto d’argento” 2007 – Sezione silloge inedita – Paceco (Tp); Diploma di merito al Premio Letterario “ Parole ed immagini” - XVII edizione 2007 - Comune di Boves; Premio speciale della critica alla decima edizione 2008 del Premio “Groane98” – sezione poesia inedita - Garbagnate Milanese (Mi); Finalista al concorso NarrAzioni-Sezione Scrittori 2008 indetto da "Emergenza Creativa” (www.emergenzacreativa.com); Segnalazione di merito alla 2° Edizione del Premio “Colonne d’Eroma” 2008 - S. Flavia (Pa) - sezione podio; Autore prescelto per l’Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei - 2009, edita da Aletti Editore; Autore prescelto per la “Agenda degli artisti 2010” (concorso indetto da “Estro-Verso Community italiana Autori, Artisti ed Editori www.estro-verso.org; Finalista per la sezione “aforismi” nel concorso indetto dal sito www.pensieriparole.it ; Finalista al 1° Premio Internazionale di Poesia Letteratura e Pittura utenti di Facebook; Finalista al Premio “Arenella” sezione Poesia inedita, indetto dall’Ass. culturale “Palermo Cult – pensiero” 2010; Autore italiano presente sulla rivista letteraria americana "Californian Quarterly" vol. 36 n.2; Autore italiano presente sulla rivista letteraria americana "Californian Quarterly" vol. 36 n.4; Finalista al Premio "Valenzine" 2011 ( www.scripta-volant.org); Autore prescelto al Premio "Extroversi 2011" - Palermo; Attestato d'onore al premio "Vivarium - Omaggio a Giovanni Paolo II"- 2011 ; Diploma di merito alla XXI Edizione del Premio "Parole e immagini" - Mella na di Boves 2011; Segnalazione di Merito alla VI Edizione del Premio "Ut unum sint" - Ecumenical World Patriarchate 2011; Presente su diversi siti internet ed antologie letterarie;

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