Ospizio Santa Leopoldina

Tutti i giorni ritorno a Maceió.
Arrivo sulle navi scomparse, sui treni assetati,sugli aerei ciechi che atterrano solo all’imbrunire.
Nei chiostri delle piazze bianche passeggiano granchi.
Fra le pietre delle strade scorrono fiumi di zucchero
che fluiscono dolcemente dai sacchi immagazzinati nel porto
e schiariscono il sangue vecchio degli assassinati.
Appena sbarco prendo la strada del manicomio.
Nella città in cui i miei antenati riposano in cimiteri marini
solo i matti della mia infanzia sono vivi e mi aspettano.
Tutti mi riconoscono e mi salutano con grugniti
e gesti osceni o chiassosi.
Vicino, nella caserma, la tromba che stride
separa il tramonto dalla notte stellata.
Languidi i matti danzano e cantano fra le inferriate.
Alleluia! Alleluia! Oltre la pietà
l’ordine del mondo risplende come una spada.
E il vento del mare oceano riempie i miei occhi di lacrime.

(Traduzione: Vera Lucia de Oliveira)
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