La leggenda della Madonna di Tindari

Il santuario si trova all’estremità orientale del promontorio, a strapiombo sul mare, in corrispondenza dell’antica acropoli, dove una piccola chiesa era stata costruita sui resti della città abbandonata.
La statua della Madonna Nera, scolpita in legno di cedro, vi venne collocata in epoca imprecisata, forse giunta qui dall’Oriente Impero bizantino in seguito al fenomeno dell’iconoclastia, nell’VIII-IX secolo.
La chiesa, distrutta nel 1544 dai pirati algerini, venne ricostruita tra il 1552 e il 1598 e il santuario venne ampliato con la costruzione di una nuova chiesa più grande nel 1979.
La festa del santuario si svolge ogni anno il 7 settembre.

La origini della statua della Madonna Nera sono legate ad una leggenda, secondo la quale la scultura, trasportata per mare, impedì alla nave di ripartire dopo che si era rifugiata nella baia di Tindari per sfuggire alla tempesta.
I marinai, depositarono a terra via via il carico, pensando che fosse questo ad impedire il trasporto, e solo quando vi portarono anche la statua, la nave poté riprendere il mare.

La statua venne quindi portata sul colle soprastante, dentro una piccola chiesa che dovette in seguito essere più volte ampliata per accogliere i pellegrini, attratti dalla fama miracolosa del simulacro.

Si narra che una siciliana con il suo bambino venne ad adorare la Madonna nera del Tindari, trovata casualmente da pescatori del posto. Alla vista della Madonna nera rimase alquanto delusa, sebbene la statua della Madonna di Tindari sia ornata dalla frase: nigra sum sed formosa, «sono nera nia bella»

Spontaneamente la contadina esclamò:
Hàju vinutu di luntana via

ppi vidiri a una cchiù brutta di mia!

Pronunciare quelle parole e girarsi attorno senza più vedere suo figlio fu tutt’uno. Disperata s’accorse che il bambino si dibatteva tra le onde del mare dinnanzi. Stravolta corse verso le onde per afferrarlo. E più correva e più le onde si ritiravano lasciando la spiaggia, finchè la povera donna non potè che afferrare il figlio e tornare facilmente sulla terraferma. A prova del miracolo della leggenda si possono vedere i laghetti di Marinello.

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