Paola Lovisolo

“La sua poetica, strutturata con la formula del verso libero prevalentemente lungo, si caratterizza per la ricchezza, misurata e mai sovrabbondante di originali metafore e di enjambements che, con fratture solo apparentemente in caos tra un verso e l’ altro, ne alimentano l’ affascinante dinamicità espressiva.

Poesia, quella di Antonio Blunda, che fa parlare in sè ciò che parla nel poeta e ciò che parla fuori di lui, alternata da versi ermetici, essenziali e da versi passionali, carnalmente terreni, amorosi, seducenti e sedotti. E’ Poesia d’amore in cui il tema dell’ amore filiale occupa un posto di rilievo, ad esempi nella composizione “Sul ritorno”, dedicata al padre venuto a mancare non molto tempo fa:

Risvegliami

i passi
i lacci
la fiamma dell’accendino
la voce
Cristo, com’era la tua voce
E’ così forte descrivere

e ancora:

Ti prego padre[…]
Sorvegliamo una lingua dissanguata
sul ritorno dei gelsi di ruggine

e poi è poesia d’ amore per la Donna, amore per la Vita, amore per la Conoscenza, per la Speculazione filosofica.
Una poesia sensibile che accoglie i temi più cari all’ uomo cercando attraverso i percorsi di vita del poeta, gli incontri, la crescita spirituale, di tradurre le proprie esperienze in un valore comune, utile: una mappa, più mappe che indichino una strada o più strade praticabili per la ricerca dell’ armonia cosmica. Poesia che ( si) dona e coinvolge il lettore che sa ascoltarla, che ne attraversa di lui le parti mute, le pervade, le fa parlare; poesia della Solitudine che va letta anche come uno specchio della relazione del Sè individuale verso il Sè collettivo; che scandaglia la dolenza umana per la caducità dell’ esistenza, ma anche la gioia di poterne fare parte.
Poesia visionaria in Vertigine cabalistica, come un quadro di Bosh:

Vorrei precipitarmi nella fertilità di un vuoto
dove l’amore è la più nera vertigine lubrica
ed inerpicare come infrangibile capricorno
la conoscenza di quello che non è ma che
si fa vero nell’inquietudine più mortale. […]

o alla ricerca di una concentrazione delle essenze più profonde della natura
come ad esempio quando il poeta si cimenta con la forma dell’ Haiku:

Una pioggia ferma
cieli intermittenti
di blu autunno

cercando di fissare l’ irripetibilità  degli eventi che compongono la vita e anche le vite delle persone amate, condizione – quella dell’ irripetibilità – che sgomenta non poco il poeta, che afferma:

Le persone sono “irripetibili”. un’ unica possibilità… è incredibile, questo. Una irripetibilità che mi abbatte perchè riguarda anche noi. In ogni istante, non saremo mai più come un giorno prima. c’è un’irripetibilità delle cose, ecco, che mi attira tanto quanto mi lascia sgomento. credo anche questo sia guardare con occhi di poesia: contemplare l’irripetibilità.

Antonio Blunda ha per come ho potuto conoscerlo leggendo i suoi versi
la sensibilità rara di percepire il silenzio nei grovigli di penombre e nei dettagli più reconditi della vita e trasfonderlo partecipato in versi: silenzio in cui l’uomo e l’ uomo-poeta vivono in un vis a vis spesso conflittuale il loro essere più nascosto e vibratile. Silenzio che il poeta descrive
e inscrive – strutturandone poeticamente anche l’ intimità più avversa con personali e originali interpretazioni simboliste di grande potenza comunicativa.
La poesia di Antonio Blunda è Propagazione a lungo raggio di piccoli e grandi schianti che lasciano col fiato sospeso: un volo di cui sembra la rotta si perda salvo poi ritrovarla una volta giunti alla fine del viaggio.
Dai suoi versi si liberano, parola dopo parola, onde, pezzi di puzzle codificato di terrene e ultraterrene matrici fertili. Si ha la sensazione, leggendone, di entrare in comunione spirituale e di contatto totemico con il Tutto già scritto che abita l’ uomo da prima dell’ uomo e che il fondo di ciò che antichissimamente fu celato agli occhi umani emerga e ciò che fu emerso vada a fondo.
Movimento circolare, continuo e pulsante dove tutto è serrato e nello stesso tempo (a) parte nella dila(ta)zione del respiro degli elementi, degli antenati e cangia forma continuamente, sussurra, socchiude porte arcaiche a spiragli nuovi, accende lumi e leds sulle voragini dell’ inconscio dove ci dibattono ansie anestetiche e paniche; antiche ombre tentacolari imbarazzanti che imperversano nella nostra pluralità individuale e con le quali dobbiamo condividerci e conviverci e dominarle in funzione di alterità verso l’ Uno/il Tutto universale.”

 

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