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monografia, Poesia

Poesia irachena contemporanea: Saadi Yousef

Saadi Yousef è uno dei massimi esponenti della poesia irachena contemporanea. Nato a Bassora nel 1934, in esilio dal 1979, vive attualmente a Londra. Ha tradotto in arabo molte opere della letteratura inglese e ha pubblicato numerose raccolte poetiche. A Beirut è stato testimone della tragica invasione israeliana, cui dedica Arriva Maryam e Cori giornalieri nel 1982. Un’opera particolarmente significativa del suo percorso esistenziale è L’eremita, composta da una serie di dieci poemi brevi dedicati ai poeti arabi. Si è sempre distinto per l’impegno politico espresso sia nei versi che nella critica militante. Molti componimenti di Yousef trattano il tema della persecuzione politica, dell’esilio e delle atroci sofferenze della guerra.
Ha partecipato nel 2004 a “Il cammino delle comete” (Pistoia) e a Salernopoesia.(fonte:casadellapoesia.org)
 
An ENGLISH BIOGRAPHY: (known in American poetry journals as Saadi Youssef) [b. 1934 Basrah, Iraq], is one of the most prolific and greatest contemporary Arab poets. He has published more than forty works of poetry and prose, including translations of selected poems by Walt Whitman. As a committed secular and revolutionary poet Yusuf is widely known for his uncompromising opposition to Saddam Husayn’s regime. Currently living in London, Yusuf has lived most of his life in exile in Arab and European countries. A collection of his poetry, translated by Khaled Mattawa, was recently published in the United States under the title Without an Alphabet, Without a Face(Graywolf, 2002). These poems have been translated from the Arabic into English and used with the poet’s permission.
 
 
America America
Dio salvi l’America
La mia casa dolce casa!

Il generale francese che sollevò il suo tricolore
su Nugrat al-Salman dove fui prigioniero trent’anni fa…
nel mezzo di quella svolta a U
che spezzò la schiena dell’esercito iracheno,
il generale che amava i vini di St Emilion
definiva Nagrat al-Salman un forte…
Sulla faccia della terra, i generali conoscono solo due dimensioni:
tutto ciò che si erge è un forte
tutto ciò che si estende è un campo di battaglia.
Com’era ignorante il generale!
Ma Liberation era più versato in topografia.
Il ragazzo iracheno che ne conquistò la prima pagina
sedeva carbonizzato dietro al volante
sull’autostrada Kuwait-Safwan
mentre le telecamere
(il bottino della sconfitta e loro identità)
erano al sicuro nel camion come in una vetrina
su rue Rivoli.
La bomba a neutroni è altamente intelligente,
riesce a distinguere fra
un “Io” e una “Identità”.

Dio salvi l’America
La mia casa dolce casa!

(Blues)
Quanto devo camminare per arrivare a Sacramento
Quanto camminerò per arrivare a casa
Quanto camminerò per raggiungere la mia ragazza
Quanto devo camminare per arrivare a Sacramento
Per due giorni, nessuna barca è salpata da questo torrente
due giorni, due giorni, due giorni
Tesoro, come posso andare?
Conosco questo torrente
Ma, O ma, O ma, per due giorni

La L La La L La
La L La La L La

Uno straniero si spaventa
Non avere paura caro cavallo
Non avere paura delle volpi nella foresta
Non avere paura perché la terra è la mia terra

La L La La L La
La L La La L La

Uno straniero si spaventa

Dio salvi l’America
Mia casa dolce casa!

Anche a me piacciono i jeans e il jazz e Treasure Island
e il pappagallo di Long John Silver e le terrazze di New Orleans
Amo Mark Twain e i battelli a vapore sul Mississippi e i cani di Abraham Lincoln
Amo i campi di grano e di granturco e l’odore del tabacco della Virginia.
Ma non sono americano. Tanto basta perché il pilota del Phantom mi riporti all’Età della Pietra!
Non ho bisogno del petrolio, né della stessa America, né dell’elefante, né dell’asino.
Lasciami pilota, lasciami la mia casa con il tetto di foglie di palma e il suo ponte di legno.
Non ho bisogno del tuo Golden Gate né dei tuoi grattacieli.
Ho bisogno del villaggio non di New York.
Perché sei venuto da me dal tuo deserto del Nevada, soldato armato fino ai denti?
Perché hai percorso tutta la strada fino alla lontana Basra dove i pesci nuotavano fino alla porta di casa.
Non alleviamo maiali qui. Ho solo questi bufali che masticano pigramente gigli d’acqua.
Lasciami solo soldato.
Lasciami alla mia capanna di giunco e alla mia canna da pesca.
Lasciami i miei uccelli migratori e le piume verdi.
Prenditi i tuoi rombanti uccelli d’acciaio e i tuoi missili Tomahawk. Non sono tuo nemico.
Sono quello che affonda fino alle ginocchia nelle risaie.
Lasciami alla mia sventura.
Non ho bisogno del tuo giorno del giudizio.

Dio salvi l’America
Mia casa dolce casa!

America
scambiamo i tuoi doni.
Prenditi le tue sigarette di contrabbando
e dacci patate
Prenditi le pistole dorate di James Bond
e dacci le risatine di Marylin Monroe.
Prenditi la siringa di eroina sotto l’albero
e dacci vaccini.
Prenditi i tuoi progetti di penitenziari modello
e dacci case e villaggi.
Prenditi i libri dei tuoi missionari
e dacci carta per poesie che ti diffamino.
Prenditi quello che non hai
e dacci quello che abbiamo.
Prenditi le strisce della tua bandiera
e dacci le stelle.

Prenditi la barba del Mujahidin afgano
e dacci la barba di Walt Whitman piena di farfalle.
Prenditi Saddam Hussein
e dacci Abraham Lincoln
o non darci nessuno.

Guardo dall’altra parte del balcone
dall’altra parte del cielo estivo, la Damasco estiva d’estate
gira, stordita fra le antenne televisive
poi affonda, profondamente, nelle storie di forti
e torri
e gli arabeschi di avorio
e affonda, profondamente, dal Rukn al-Din
poi scompare dal balcone.

Ed ora
ricordo gli alberi:
la palma da dattero della nostra moschea a Basra, all’estremità di Basra
il becco dell’uccello
e un segreto di bimbo
una festa d’estate.
Ricordo una palma da dattero.
La tocco. Divento lei, quando cade annerita senza foglie
quando una diga cadde abbattuta dal lampo.
E ricordo l’imponente gelso
quando rintronò, massacrato da una scure
riempire il torrente di foglie
e uccelli
e angeli
e sangue verde.

Ricordo quando i fiori del melograno coprivano i marciapiedi,
gli studenti guidavano la sfilata degli operai…

Gli alberi muoiono
colpiti
storditi,
non in piedi
gli alberi muoiono.

Dio salvi l’America
Mia casa dolce casa!

Non siamo ostaggi, America
e i tuoi soldati non sono i soldati di Dio…
Noi siamo i poveri, la nostra è terra di Dei annegati
Dei di tori
Dei di fuoco
gli Dei del dolore che intessono argilla e sangue in un canto…
Noi siamo i poveri, nostro è il dio dei poveri
che emerge dalla costola del contadino
affamato
e radioso,
e leva in alto i capi…
America, noi siamo i morti
Lascia venire i tuoi soldati
Chiunque uccida un uomo, lascia che lo resusciti
Noi siamo gli annegati, cara signora

Noi siamo gli annegati
Lascia venire l’acqua.

Still Life
 
The house plant
Bends under the heavy air.
On the table
Among a full ashtray and a tobacco bag
Were bills of Gas & Electricity,
The ship sails on the wall
The bird pecks at the singer’s head
(A CD cover)
I disturb my room,
It gets narrow.
The ship disappeared
Night sits in the corner
Wrapped up in the thick air.
 
 
 
* Translated by the author.
 
 
 
 
A Roman Colony
 
We were Greeks
Our dwellings on the borders
Of the Arabian Desert;
But we have two rivers
And some villages
And farms watered by the two rivers…
Also, we did have poets
Who knew the meters
And wrote about women and flowers.
In Kinnesrin
We built a philosophy school
(It was astonishing that Aristotle’s disciples
Came to visit us from time to time
Briefing us about the last manuscripts of Athens)
But we were Greeks
And peasants
So, we didn’t manufacture weapons
And didn’t train our boys to be soldiers
(Aristotle’s disciples didn’t tell us that their master
Was training the son of Philip the Macedonian to conquer cities! )
The world changes they said
Even the sun will rise from the west…
……………….
………………..
………………..
 
Now, I’m jabbering,
Alone, in Kyriakos’s tavern
In Sidon.
My terra-cotta wine cup blackened
My hair is gray…
And I don’t know who to tell
Even in secret
That the Romans have banished me
After we became a colony;
But I think that Kyriakos
Knows that.
The world changes
They say…
 
Translated by the author
 
 
 
 
 
That Rainy Day
 
 
 
Not because a rainy day is strangely knocking at my window like a thief.
Not because I am dwelling in this watery steppe. Not because the sun has dwelt
In the books of travelers and poets. And not because…
I say: I am burdened by waiting angels; the trees are only trees, while I am looking for shade. The falling rain is not deep water. Through the skein of its pulse
Surge rivers, ships of timber and boats of papyrus. The rain does not reach me.
The rain does not moisten my lips. But the green railings there are shimmering
With watery light. And in the distance flowers and headstones quench their thirst.
No more squirrels or birds. My very pores open to the music.
 
She was in the balcony. The sun rose in the corner of her garden, a bower for
Grassy tones and dry, rustling leaves. The woman was neither looking nor being looked at. The woman was absent. I, alone, was collecting the fragments of her
Image, her limbs, and the memory of a kiss one day in the corner café.
What planted this green in the blue?
Music. A sun from volcanoes islands. The woman is about moving, about taking a form. Now I glimpse a tress of straight hair, the fullness of a lower lip. Music. The balcony becomes the balcony of a house: a small table, two chairs, a bottle of wine, two glasses and some Spanish peaches. And in the corner a cactus. The woman turns. Now we are two. We shall dwell on the balcony. The sun will come to our glasses. We shall see the moment. Music.
 
 
The falling rain is falling.
 
We are behind the balcony’s glass screen. The room is a bit cold. Her room
Was charged with the smell of paint and the aroma of the Kirghiz carpet. The wetness of the day is sticky beneath my shirt. The woman gave me the ember of her lips. Did she slip the ember under my shirt? I feel like a wanderer in a land of Hot Springs and tores. My breathing is the continuous music of strings. My fingers are the bars. My breathing is the continuous music of strings. The music throbs. I don’t see any rain. A crystal light falls across the glass screen.
This falling rain is falling.
Falling…
 
I feel the hot rain.
 
Minutes.
Minutes only and I shall make with your love a narrow bed.
Music.
 
 
Translated by the author
 
 
 
 
 
The Tormented of Heaven
 
 
Translated from the Arabic by Salih J. Altoma
 
Naked
We are on our way to Allah
for shrouds we have only our blood;
for camphor, the eyeteeth of wolfish dogs. (*)
 
The closed cell suddenly swung open
to let in a female soldier
our swollen eyes failed to clearly identify her
perhaps she was from an ambiguous world
she said nothing
she was dragging my brother’s bleeding body, like a worn-out mat.
 
Barefoot
we will walk toward Allah
with putrid feet
with lacerated limbs
 
 
Are the Americans Christians?
in our cell we have nothing for anointing the prostrate corpse
in our cell there is nothing but our blood clotting in our blood
and the odor coming from the continent of slaughterhouses
the Angels will not enter here. The air is stirring
it’s the wings of hell’s bats
The air is still.
 
O Lord , we waited for you
our cells were open yesterday
we were lying motionless on its floor
and you, O Lord, did not come.
 
But we are on our way to you
we’ll find the road to you even if you forsake us
we are your dead sons
we have trumpeted our  Day of Resurrection
Tell your Prophets to open for us the doors:
the doors of cells and paradise
Tell them we are coming
we washed ourselves with dry sand (**)
the Angels know us all … one by one…
 
 
___
(*) Islamic method of bathing a dead body includes washing the body with a mixture of water and camphor.
 
(**) The poet uses here a Quranic verse which deals with ablution rituals before prayer. It recommends washing with dry sand or clean earth when water is not accessible.” And [if] ye find no water, then take for yourselves clean sand or earth, And rub therewith Your faces and hands.” The Quran IV: 43.
 
 
 
Salih J. Altoma is professor emeritus of Arabic and Comparative Literature at Indiana University.
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Informazioni su antonio blunda

Nato ad Erice (Tp). Avvocato. Forse poeta, forse scrittore. A causa di questa malattia congenita chiamata poesia, ho iniziato a scrivere in tenera età, per curarmi. La cura è ancora in corso. Segnalazione di merito al 26° Premio Internazionale di Poesia Inedita 2001 indetto dall’A.S.L.A. ( Associazione Siciliana per le Lettere e le Arti); 6° classificato al Premio Nazionale Letterario “Cicatrici Aperte” 2001, indetto dalle riviste letterarie “La Masnada” e “Prospektiva”; 1° classificato al I Premio Nazionale di Poesia Inedita “2 G” 2002, edito dal Gruppo Giovani “2 G” di Barcellona Pozzo di Gotto (Me); Segnalazione di Merito per la sezione poesia inedita al Premio “G. Palumbo” 2002 edito dal Comune di Ficarazzi (Pa); 4° pari merito al Primo Premio Nazionale di poesia inedita “Città di Fondi” 2002 edito dall’ A.N.G.A.E. ( Associazione Nazionale Giovani Artisti Emergenti) di Fondi (Lt); Selezionato per la “Enciclopedia dei poeti italiani emergenti” 2002-2003 edito dall’ Aletti Editore; Segnalazione particolare per il Premio Internazionale di Poesia “Montagna viva” edizione 2002, edito dalla Comunità Montana Valtellina di Morbegno ; Segnalazione di Merito per la sezione narrativa al Premio “G. Palumbo” 2004 edito dal Comune di Ficarazzi (Pa); Selezionato “Autore del mese” per il mese di Febbraio 2004 al concorso mensile promosso dal sito letterario ilfiloonline.it; 1° classificato al Premio letterario “Premio per la pace” 2004 promosso dal Centro Studi Cultura e Società di Torino; Autore prescelto per la regione Sicilia per la “Enciclopedia regionale dei poeti emergenti”edito dall’Aletti Editore; Finalista per la sezione narrativa al Premio Nazionale Telethon 2004; Segnalazione di merito al Premio di Poesia “Giacomo Giardina” 4° edizione (2005)– Assessorato alla Cultura del Comune di Bagheria; 1°classificato al Premio Letterario “Giulio Palumbo” – Sezione Narrativa - 4° Edizione 2005 – Comune di Ficarazzi (Pa) Finalista al Premio Letterario “Calicantus” 2006, sezione poesia inedita a tema religioso; 3° classificato al Premio Letterario “Mons. Galbiati IV Edizione – sezione poesia inedita - Carugo(Co); Menzione di merito al Premio Letterario “Rametto d’argento” 2007 – Sezione silloge inedita – Paceco (Tp); Diploma di merito al Premio Letterario “ Parole ed immagini” - XVII edizione 2007 - Comune di Boves; Premio speciale della critica alla decima edizione 2008 del Premio “Groane98” – sezione poesia inedita - Garbagnate Milanese (Mi); Finalista al concorso NarrAzioni-Sezione Scrittori 2008 indetto da "Emergenza Creativa” (www.emergenzacreativa.com); Segnalazione di merito alla 2° Edizione del Premio “Colonne d’Eroma” 2008 - S. Flavia (Pa) - sezione podio; Autore prescelto per l’Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei - 2009, edita da Aletti Editore; Autore prescelto per la “Agenda degli artisti 2010” (concorso indetto da “Estro-Verso Community italiana Autori, Artisti ed Editori www.estro-verso.org; Finalista per la sezione “aforismi” nel concorso indetto dal sito www.pensieriparole.it ; Finalista al 1° Premio Internazionale di Poesia Letteratura e Pittura utenti di Facebook; Finalista al Premio “Arenella” sezione Poesia inedita, indetto dall’Ass. culturale “Palermo Cult – pensiero” 2010; Autore italiano presente sulla rivista letteraria americana "Californian Quarterly" vol. 36 n.2; Autore italiano presente sulla rivista letteraria americana "Californian Quarterly" vol. 36 n.4; Finalista al Premio "Valenzine" 2011 ( www.scripta-volant.org); Autore prescelto al Premio "Extroversi 2011" - Palermo; Attestato d'onore al premio "Vivarium - Omaggio a Giovanni Paolo II"- 2011 ; Diploma di merito alla XXI Edizione del Premio "Parole e immagini" - Mella na di Boves 2011; Segnalazione di Merito alla VI Edizione del Premio "Ut unum sint" - Ecumenical World Patriarchate 2011; Presente su diversi siti internet ed antologie letterarie;

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