18 novembre 1989. Il calciatore del Cosenza Donato (soprannominato Denis) Bergamini muore sulla statale 106 Ionica, all’altezza di Roseto Capo Spulico. Causa del decesso, suicidio: Denis si è gettato sotto le ruote di un tir da una piazzola di sosta dove aveva parcheggiato la sua auto, una Maserati biturbo bianca. Con lui c’è Isabella Internò, la sua (ex) ragazza. La morte di Bergamini però non è limpida. Ci sono delle cose che non quadrano nella vicenda.
Innanzitutto, le cause del suicidio. I familiari non hanno mai visto il motivo di un gesto simile, visto che descrivevano Denis come una persona solare e allegra, che stava vivendo un buon periodo. La conferma arriva anche dagli ex compagni di squadra, che descrivono come qualche giorno prima della tragedia Denis avesse tagliato tutti i loro calzini nello spogliatoio, gesto che certamente non fa pensare a una persona depressa e che sta meditando di togliersi la vita. In questo quadro idilliaco però ci sarebbe una crepa. Il padre di Bergamini, Domizio, racconta che mentre erano a cena tutti insieme, Denis si alza da tavola per andare a rispondere al telefono; pochi minuti più tardi è visibilmente sconvolto e con la fronte imperlata di sudore. Il padre allora gli chiede se va tutto bene, invitandolo a togliersi il maglione se ha caldo, ma Denis risponde che non è il caldo a farlo sudare, ma altre cose che il papà non può capire. Il giocatore da poco ha interrotto il fidanzamento con Isabella.
Le telefonate sembrano una costante nel racconto degli ultimi giorni di Denis. Michele Padovano, allora suo compagno di squadra, racconta di un’altra conversazione avuta in camera mentre la squadra era in ritiro. Anche in quel caso il copione è lo stesso: Denis riattacca, ma il suo sguardo è molto più che preoccupato. Prima di quest’episodio ce n’era stato un altro. Mentre la squadra era al cinema, Denis era stato ‘prelevato’ da tre persone, mai identificate, e portato via. Non si sa dove e perché.
È Isabella Internò il vero punto di domanda nelle ore che precedono il suicidio. La ragazza, in sede giudiziale, ha raccontato la sua versione, fino a questo momento l’unica, dell’incidente. Isabella parla di un Denis sconvolto, che le ha telefonato il pomeriggio pregandolo di accompagnarlo a Taranto per prendere un traghetto che lo portasse in Grecia. Il particolare è che dalla città portuale non ci sono navi che conducono nella penisola ellenica. La ragazza prosegue il suo racconto affermando che Denis farfugliava qualcosa a proposito dell’allontanarsi il più possibile da Cosenza, ma non poterle spiegare perché. I due arrivano anche a discutere animatamente, al punto che Donato ferma la macchina su una piazzola di sosta pregando Isabella di riportarla indietro e aggiungendo che lui avrebbe proseguito con l’autostop. Isabella si rifiuta. A quel punto, l’epilogo: Denis si lancia sotto le ruote di un tir. Epilogo sì, ma anche l’inizio delle stranezze sulla morte del calciatore.
Come detto, la presenza di Isabella non è chiara. Stando al racconto degli amici e dei familiari, Denis aveva lasciato la ragazza qualche mese prima. Ma Isabella era la sua fidanzata per amore? C’è chi dice di no. Isabella si sarebbe messa con il calciatore per volontà di Francesco Sprovieri, un pregiudicato calabrese. Ma qual è la relazione tra Sprovieri, la Internò e Bergamini? Semplice: l’auto di Denis, ovvero la Maserati bianca biturbo. Il motivo è presto spiegato. Denis acquista, secondo alcuni gli viene imposta, l’auto dall’allora moglie del boss con tutti gli optional, compresi due doppio fondo nel quale trasportare droga a sua insaputa. Una delle ipotesi sulla morte di Denis è legata proprio a questo traffico: l’avrebbe scoperto e per questo sarebbe stato ‘pulito’, ovvero fatto fuori. Isabella, sarebbe stata invece il controllore delle spedizioni, messa al fianco di Bergamini dallo stesso Sprovieri.
Nel suo racconto di quella sera, Isabella ha affermato, dopo il suicidio, che aveva raggiunto un ristorante li vicino ‘Da Mario’, con l’aiuto di una persona che si sarebbe fermata e l’avrebbe accompagnata nel locale, da dove poi la ragazza ha lanciato l’allarme. La presenza del premuroso uomo non è confermata da nessuno, tant’è che dopo aver lasciato Isabella al ristorante l’uomo si sarebbe dileguato e mai più rintracciato. Un particolare che fa storcere il naso è che quella persona, per accompagnare Isabella, avrebbe lasciato una donna incinta in mezzo alla strada. Circostanza questa tutta da verificare.
Con il rapporto tra Isabella e Francesco Sprovieri si allarga quindi il cerchio di persone coinvolte nella morte di Denis Bergamini. Siamo solo all’inizio di interrogativi che a venti anni di distanza ancora non hanno una risposta.
(Articolo di: Simone Parisi)
Le Novità:
La procura di Castrovillari ha deciso di riaprire l’inchiesta sulla morte di Donato Denis Bergamini, calciatore del Cosenza Calcio, che aveva 27 anni quando morì il 18 novembre 1989, oltre 22 anni fa, in circostanze mai chiarite, investito da un camionista secondo la verità giudiziaria ora messa in dubbio dalla decisione. A riaprire il caso è il procuratore capo Franco Giacomantonio, rubricando l’ipotesi di reato per omicidio volontario contro ignoti. Da quanto si è appreso, la procura ha riaperto il fascicolo collegandolo a un’indagine del 1994, in cui fu la questura di Cosenza a chiedere accertamenti che poi si arenarono. Ora invece la procura di Castrovillari si è mossa sulla richiesta della famiglia di Donata Bergamini e del loro legale Eugenio Gallerani che avevano presentato richiesta formale di riapertura dell’indagine sulla base di nuovi elementi raccolti in quasi due anni di accertamenti privati. “Siamo soddisfatti che dopo quasi 22 anni sia arrivato questo risultato atteso dalla famiglia – ha detto -, e frutto di un notevole lavoro premiato ora con questa richiesta: la riapertura dopo 22 anni e mezzo dalla morte di Denis Bergamini e con ipotesi di omicidio volontario è un grandissimo risultato”.
I familiari di Bergamini, la sorella Donata e il padre Domizio hanno accolto la notizia con commozione. “Finalmente hanno capito che i motivi c’erano per pensare che Denis non si è ucciso ma è stato ucciso” ha detto Donata, che come il papà Domizio non ha mai creduto alla tesi che Denis fosse rimasto vittima di un incidente o si fosse tolto la vita gettandosi sotto un camion sulla statale Jonica nei pressi di Capo Roseto Spulico. In quasi due anni di indagine privata, il legale della famiglia ha raccolto elementi che avrebbero messo in luce contraddizioni e incompatibilità della ricostruzione tecnica dell’investimento, con nuovi rilievi tecnico scientifici e fotografici, e con conclusioni medico-legali sul corpo del giovane calciatore che mettono in dubbio la verità giudiziaria offerta al processo. Processo che portò nel 1992 alla assoluzione del camionista accusato di omicidio colposo. Donato Denis Bergamini, morto a 27 anni , travolto da un camion
Invece di procedere con un’autonoma riapertura della inchiesta, il procuratore capo Giacomantonio ha preferito inoltrato la richiesta al gip, che dovrà o meno accoglierla. “Credo occorra fare un passo alla volta – ha detto l’avvocato Gallerani – la riapertura del caso è già un risultato enorme. É la prima volta che avviene, poiché nel 1994 non ci fu richiesta formale di riapertura, ma si trattò di una iniziativa autonoma della questura di Cosenza. Dopo la sentenza definitiva del 1992, che attestò che Donato Denis Bergamini morì suicida, punto e basta, nessun atto formale venne eseguito per ipotizzare altri scenari. Adesso, per il legale, la procura potrà chiedere una nuova perizia medico-legale e nuovi accertamenti tecnici per confutare o meno l’ipotesi di omicidio volontario. La tesi della famiglia è infatti che Bergamini sia stato portato ormai cadavere nel punto in cui venne trovato, sulla Statale Jonica.


