Mahmoud Darwish (Maḥmūd Darwīsh) nacque nel 1941 nel villaggio di al-Birwa, situato in Alta Galilea a est della città di Akko (Acri). Il suo villaggio natale oggi è distrutto e non più presente sulle carte. Nel 1948 - durante il primo conflitto arabo-israeliano - l’esercito di Israele scacciò gli abitanti di Birwa e rase suolo completamente l’abitato. Lo stesso destino era toccato ad altre quattrocento località palestinesi in seguito all’operazione di pulizia etnica compiuta dagli israeliani nella fase finale della guerra. I genitori di Mahmoud cercarono rifugio inLibano con il resto della popolazione per sfuggire ai massacri, ma furono tra i pochissimi che riuscirono rientrare nel loro paese, illegalmente, dopo appena un anno. Nel frattempo però la loro terra d’origine era diventata parte dello stato di Israele, i loro beni confiscati ed essi non godevano più di alcun diritto di cittadinanza.
In questa condizione fin da bambino Darwish si trovò nello status legale di “alieno”, cittadino che risiede come “ospite illegale” nel suo stesso paese. Da giovane fu arrestato e condannato più volte a pene detentive, per la sua presenza in Israele senza permesso e per aver recitato poesie in pubblico. Studiò peraltro la lingua ebraica israeliana, perfezionando la conoscenza della sua lingua natia. Cominciò l’attività pubblicistica a diciannove anni, iscritto all’università non ebbe la possibilità di laurearsi a causa delle interruzioni degli studi nei periodi trascorsi in prigione, anche se in Unione Sovietica, a Mosca, si costruì nel 1971 una solida preparazione linguistico-letteraria.
Pubblicò la sua prima raccolta di poesie, Foglie d’Ulivo, nel 1964. È un’opera che trasfigura in quadri di forte impatto l’identità nazionale palestinese. Divennero famose alcune poesie che raccontano la condizione dolorosa e folle dell’esilio. La carriera poetica di Mahmoud Darwish, dall’epoca della prima pubblicazione, mantiene legami ideali con la lotta armata del popolo palestinese per il ritorno alla sua terra (l’attività dei gruppi armati cominciò anch’essa nel 1964). La poesia di Darwish assumeva un ruolo di riferimento collettivo per la causa palestinese.
Fu direttore del quotidiano locale “Ittiḥād” (Unità) fino al 1970. In quell’anno abbandonò definitivamente la Palestina/Israele per un periodo di studio in Unione Sovietica. Da allora trascorse la sua vita risiedendo per periodi diversi nelle principali città del mondo arabo: Il Cairo, Beirut, Amman. A Beirut diresse un mensile palestinese (Shuʿūn Filasṭīniyya, “Affari Palestinesi”), quindi divenne direttore della rivista letteraria palestinese “al-Karmel”, pubblicata da un dicastero dell’OLP. Visse per un lungo periodo a Beirut fino al 1982, quando la città fu assediata dall’esercito israeliano. Darwish dovette abbandonare il Libano insieme allo Stato Maggiore e al Comitato Esecutivo dell’OLP (l’organo di governo dell’OLP). Dopo un periodo di esilio aCipro, visse tra Beirut e Parigi. Lavorò anche al Cairo presso il quotidiano nazionale “al-Ahrām”.
La seconda metà degli anni ottanta furono l’epoca del suo maggiore impegno politico. Nel 1987 fu eletto nel Comitato Esecutivo dell’OLP. (Sempre nell’87 Darwish partecipa a Firenze alla rassegna “Poeti del Mediterraneo per la Pace”, organizzato dagli Enti locali e dalla rivista culturale Collettivo R. Con Darwish ci sono lo spagnolo Goytisolo, l’italo-jugoslavo Damiani, l’israeliana Ravilovich, il greco Apostolatos…).
In parte i suoi spostamenti dell’epoca e particolari della sua vita sono segreti (per ragioni di sicurezza ciò valeva per tutti gli esponenti di organizzazioni palestinesi). Darwish era stato una figura politica dalla metà degli anni sessanta, quando entrò nel Partito Comunista di Israele (Rakah). La sua carriera politica si svolse però nell’OLP, di cui divenne uno dei quadri. Al momento della sua elezione nell’organismo decisionale era considerato un rappresentante dell’“ala dura”, la corrente che difendeva maggiormente il principio del diritto al ritorno dei profughi e la “distruzione” dello Stato di Israele. Si dimise dal Comitato Esecutivo sei anni dopo, nel 1993, perché contrario agli accordi di Oslo (accusò Yasser Arafat di eccessiva arrendevolezza nei negoziati).
Mahmoud Darwish ha redatto il testo della Dichiarazione d’Indipendenza dello Stato Palestinese, documento promulgato nel 1988 e riconosciuto da diversi stati.
Solo nel 1996, dopo 26 anni di esilio, ottenne un permesso per visitare la sua famiglia nello stato di Israele. È nuovamente direttore di “al-Karmel” (rifondata nel frattempo) ed è stato eletto nel Consiglio Legislativo Palestinese nei Territori, oggi tuttora occupati.
Mahmoud Darwish è morto all’età di 67 anni a Houston (Texas) il 9 agosto 2008, per le complicanze di un delicato intervento al cuore. Già nel 1984 e nel 1998 aveva subìto delicati interventi al cuore.
Mahmoud Darwish è la prima e, ad oggi, unica personalità palestinese dopo Arafat alla quale sono stati concessi i funerali di Stato.
Per commemorare il poeta e la persona il 5 ottobre 2008 è stata organizzata a Berlino una lettura contemporanea mondiale delle sue poesie.
Nato nel 1969, professionalmente un insegnante, è una nuova voce dal Nepal.
Yang Lian nasce a Berna nel 1955, figlio di diplomatici che la Rivoluzione culturale declassa. Nel 1974 il giovane Yang viene spedito in un campo di rieducazione, restando epistolarmente in contatto con la madre, mandata a sua volta in un altro campo. Nel 1976 la madre muore: questo lutto lo avvicina alla poesia. In una poesia che Lian dedica anni più tardi alla madre scrive: «la morte è ora la nostra nuova famiglia». Nel 1979 partecipa al movimento democrativo Primavera di Pechino, quando conosce il poeta Gu Cheng che lo introduce nella redazione di Jintian. Nel 1987 fonda insieme ad altri poeti il Club dei Poeti Superstiti con cui dà vita alla rivista Xincunzhe (per l’appunto superstiti). Sul finire degli anni Ottanta inizia a essere invitato in giro per il mondo, stabilendo un punto di ferma collaborazione con l’Università di Auckland in Nuova Zelanda, dove si trova proprio quel drammatico 4 giugno quando l’esercito cinese massacra centinaia di studenti. Lian e l’amico Gu Cheng rimangono a Auckland dove organizzano una lettura di protesta che diviene storica, presso la cappella Maclauren dell’Università. Successivamente gira il mondo diventando uno dei poeti simboli dei menglong, ricevendo riconoscimenti e venendo tradotto in oltre venti lingue. Attualmente vive a Londra. Due sono i temi-pilastro della poesia di Lian: la lacerazione della materia e la sfilacciatura del tempo che pare destinato a sopravvivere senza memoria. La storia, che Pound reclamava a ferma voce nella poesia, entra nella scrittura e la riempie nei suoi margini interni, visibili e invisibili. Si passa da un’idea diacronica della storia, dei suoi eventi, a una concezione sincronica, dove passato e presente non si distinguono, o più semplicemente non esistono. In Lian, come nei menglong e nei postmenglong, risulta fondante la forma, lo stile, il ritmo interno, ovviamente smarrito nella traduzione, ma che resta visibile nella figuratività dell’ideogramma, palpabile, constatabile la sua potenza visiva ed evocativa, come già lo stesso Pound aveva teorizzato ed esperito nel suo celebre e assai ammirato (anche dai nuovi poeti cinesi) lavoro su Confucio e sui manoscritti di Ernest Fenollosa (si vedano le Opere scelte di Ezra Pound, a cura di Mary de Rachewiltz, Mondadori, Milano 1970). A questo proposito Lian ha scritto: «A confronto con le lingue europee, dove si può “vedere” il suono delle lettere dell’alfabeto, la musicalità della lingua cinese è nascosta dietro la percezione visiva dell’immagine. […] È questo ciò che io chiamo “l’energia segreta” della poesia». Anche in una poesia ideografica e pittografica come quella eseguita attraverso i “canji” la musica è essenziale: «L’intuizione della forma deriva dalla capacità di immaginazione del poeta nei confronti della forma musicale», sottolinea argutamente Lian. In uno dei saggi di maggiore profondità, In the Timeless Air: Chinese Language, Pound and The Cantos, Lian scrive: «Una volta ho definito le traduzioni inglesi di Pound di alcune poesie cinesi un “grande malinteso”: “grande” data la sua originalità. Mai nessuno (compresi i poeti cinesi) prima di Pound aveva riconosciuto i caratteri distintivi della struttura degli ideogrammi cinesi, la funzionalità speciale della grammatica cinese, la filosofia e l’estetica così come esibita dalla poesia classica cinese e quanto queste peculiarità fossero importanti per la creazione letteraria nel mondo moderno. Il suo malinteso dipende in prima istanza dal fatto d’essere un poeta che scriveva in lingua inglese. Tutte le sue riflessioni sulla lingua cinese e sulla poesia cinese si rivelavano utili alla sue scritture poetiche in lingua inglese». Se è vero che ne I Cantos si procede per intervalli, per parentesi, per frammenti legati ora a una suggestione letteraria, ora a un avvenimento di carattere personale, ora ancora a un’invenzione oppure a una citazione, nella lingua della poesia cinese ogni carattere è esso stesso «una poesia, uno spazio multi-stratificato», e d’altro canto, la lingua cinese implica che l’immediatezza, la condizione di sentirsi nel presente non esiste: «Una volta scritto, “questa” persona, “questa” azione e “questo” momento divengono qualcosa di universale. La scrittura è sintesi piuttosto che analisi».
Shuntaro Tanikawa, nato a Tokyo nel 1931, figlio del celebre filosofo Tetsuo Tanikawa, che esordì brillantemente, molto giovane, con 


